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Giobbe la notte e il suo sole

Giobbe mostra 2015GIOBBE.
LA NOTTE E IL SUO SOLE

Opere di Francesco Betti
MOSTRA

28 marzo - 30 agosto 2015

La mostra “Giobbe. La notte e il suo sole”, realizzata dalla Fondazione Creberg con opere di Francesco Betti ha concluso il suo itinerario nel nord Italia riscontrando un significativo apprezzamento da parte dei numerosi visitatori (ad oggi oltre 13mila). La mostra approda a Pitigliano, al Museo di Palazzo Orsini, dove resterà esposta fino a domenica 30 agosto 2015.

“Giobbe. La notte e il suo sole”, realizzata dalla Fondazione Creberg con opere di Francesco Betti, ripercorre la vicenda biblica di Giobbe che attraverso situazioni drammatiche di privazioni, dolore e sofferenza giunge alla serenità. La Fondazione Credito Bergamasco ha coinvolto, per l’occasione, Francesco Betti, pittore bergamasco nato nel 1980. Un artista capace di un’attenta analisi psicologica dei personaggi raffigurati e in grado di trasmettere la drammaticità delle vicende di Giobbe. Attraverso tredici grandi tavole realizzate con tecnica mista su tela, caratterizzate da linee nette e marcate, l’artista trasforma la parabola biblica di Giobbe in una metafora della vita dell’uomo.

«Fatica, prove, privazioni, tentazioni, tormento, lutto, dolore, sofferenza; la vicenda di Giobbe evoca, a prima vista, situazioni drammatiche, strettamente connesse alla natura dell’uomo e al suo percorso terreno. Nel periodo di difficoltà che stiamo vivendo, risulta immediata l’associazione tra il crescendo di vicende negative che il personaggio biblico è chiamato a sperimentare e la crisi che stiamo soffrendo e dalla quale sembra, a volte, impossibile uscire – spiega Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione Creberg e curatore della mostra –. Eppure dalla crisi si esce; l’itinerario di Giobbe. per quanto profondamente tormentato e, in molti momenti, disperato, si conclude nella serenità, ancor più preziosa dopo annose tribolazioni, costituita da una vita rinnovata nel segno della libertà, della prosperità, degli affetti, della progenie e del futuro».

L’evento inaugurale si terrà sabato 28 marzo alle ore 17 presso il Museo di Palazzo Orsini. «Ospitare questo evento all’interno del quattrocentesco e monumentale Palazzo Orsini con le sue venti sale, rispecchia in pieno la nostra volontà di offrire importanti spazi e momenti culturali e dare visibilità anche all’arte contemporanea, soprattutto quella prodotta da giovani e talentuosi artisti – dichiara don Marco Monari, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello – Naturalmente, anche il tema biblico proposto, ovvero Giobbe, si inserisce nel contesto in modo particolarmente appropriato. È per questi motivi che la proposta di allestire la mostra proprio nello storico e nobiliare palazzo, è stata accolta con entusiasmo e riconoscenza, con l’auspicio che nel periodo di allestimento richiami numerosi visitatori».

 

Giornate AMEI e Signa Veritatis - 21 ott 2017

 AMEI Giornate 2017 Manifesto

 



GIORNATE DEI MUSEI ECCLESIASTICI

V edizione

21 e 22 OTTOBRE 2017 

*** Ingresso ridotto per tutti i visitatori *** 

*** Visite guidate comprese nel biglietto - ore 11:30 - Prenotazione obbligatoria, minimo 10 persone ***














 

 

MOSTRA "SIGNA VERITATIS"

OPERE DI THOMAS LANGE E MUTSUO HIRANO

NUOVE SALE ESPOSITIVE, NUOVA ILLUMINAZIONE

22 APRILE - 30 SETTEMBRE 2017 

PROROGATA FINO AL 29 OTTOBRE 2017

CATALOGO DISPONIBILE ALLA RECEPTION


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Signa Veritatis - bannerI diversi linguaggi artistici quali la pittura, la scultura, la letteratura, la fotografia, sembrano affascinati dall’Invisibile, da ciò che sfugge ad una presa sensoriale dell’uomo, ma che tuttavia lo riguarda profondamente. Forse è proprio la natura dell’arte, il suo consistere e comporsi nella materia, nelle forme e nei colori o nelle parole, che la porta a sfociare in una dialettica vicino-lontano, visibile-invisibile, umano-divino, materiale-sprituale. Una dialettica che avvolge e coinvolge l’uomo in ricerca di sé, della sua origine e del suo fine.

La mostra «Signa Veritatis» di Thomas Lange e Mutsuo Hirano vuole porre in risalto la nascosta o più spesso malcelata – ma comunque presente – ricerca dell’uomo contemporaneo nei confronti dei «segni della verità». L’arte, come le parole, può mostrarli in modo peculiare e dirigere verso il vero colui che li scopre e li guarda in profondità, perché o indirizzano l’uomo alla Verità per attrazione o ce lo conducono per introspezione (cf Tommaso d’Aquino, Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, L. 2, D. 28, q. 1, a. 5). Queste considerazioni del Dottore Angelico affiancano le riflessioni di Sant’Agostino, il quale nel De vera religione (39,72) scrive che la Verità va ricercata nell’uomo interiore, guardando dentro se stessi: Noli foras ire, in te ipsum redi; in interiore homine habitat veritas. I «segni della verità» fanno eco anche ad un altro grande autore ecclesiale, San Giustino (fine sec. I), che nella II Apologia (cf per es. 13,5) anticipa sia Agostino che Tommaso, affermando che i semi della Verità (Logos) sono presenti in tutti gli uomini (nel caso specifico parla degli scrittori) ed indirizzano alla conoscenza. Dunque, il linguaggio sia figurativo che letterario può – e in qualche modo deve – riuscire a pro-vocare un dialogo tra l’uomo interiore e la Verità.

Nella mostra «Signa Veritatis» emerge l’intento quantomeno di stimolare attraverso il contrasto antico-moderno, l’interesse dell’uomo contemporaneo – anche con proposte forti – indirizzandolo verso una introspezione visiva di sé, del senso innato del sacro e verso un confronto con la storia e se stesso. In particolare il sacro nell’arte dà voce a questa innata dimensione esistenziale dell’uomo, così da rendere l’arte stessa una manifestazione fenomenologica fondamentale del processo d’identità umana e culturale.

San Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et ratio del 1998, afferma che: «In particolare, quando il perché delle cose viene indagato con integralità alla ricerca della risposta ultima e più esauriente, allora la ragione umana tocca il suo vertice e si apre alla religiosità. In effetti, la religiosità rappresenta l’espressione più elevata della persona umana, perché è il culmine della sua natura razionale. Essa sgorga dall’aspirazione profonda dell’uomo alla verità ed è alla base della ricerca libera e personale che egli compie del divino» (FR 33, nota 28). In definitiva la religiosità umana non corrisponde al momento più «basso» o più «primitivo» dello sviluppo dell’identità umana, sociale e culturale, ma ne costituisce quasi il vertice e ne rappresenta il momento più forte della ricerca di senso. In questa prospettiva la dimensione artistica costituisce un mezzo privilegiato per accompagnare l’uomo nella propria elevazione, sia per chi la produce, sia per chi ne è destinatario.

Di fronte a queste considerazioni la mostra «Signa Veritatis», gli artisti autori e lo stesso Museo di Palazzo Orsini si propongono come prospettiva la realizzazione di un dialogo – talvolta anche estremo – tra Volto e volti, tra storia e storie, tra storia e arte, tra storia e uomo, tra storia e Dio, tra Dio e l’uomo. Inoltre, inserita nel contesto dello storico palazzo-fortezza, vuole stimolare un dialogo tra l’ambiente ospitante il museo diocesano con i suoi contenuti storico-artistici e la ricerca umana della propria identità e del sacro nel contesto contemporaneo. Questa ricerca avviene attraverso una dialettica artistica tra i temi religioso e profano ospitati nel museo e le installazioni artistiche dei due autori. È l’ambiente stesso del palazzo, i mobili, i quadri, le sculture, gli oggetti sacri e le opere d’arte contemporanee che si fondono e dialogano in un unico percorso.

L’idea di fondo che gli artisti vogliono esprimere, è la indissolubile e privilegiata simbiosi tra la fede e l’arte, seguendo un assunto: La trascendenza della fede si appella all’arte per essere trasparente, ma l’arte senza spiritualità rimane come una forma senza l’anima.

Anche un’altra idea dà forma alla mostra, ovvero la naturale ricerca da parte dell’uomo della Verità, che si sviluppa tra il reale e il trascendente, tra la disperazione e la speranza, in un percorso dove le forme emergono progressivamente dall’ignoto all’evidente, dall’informe al sensato, dall’inaudito all’audito.

Infatti, come spiegano gli autori: «L’arte come la fede nascono da un’esigenza, da dubbi, da desideri e ci offrono la possibilità di trasformare la nostra disperazione in speranza e in dialogo. Se mettiamo la testa in giù, le nuvole diventano mare e il mare cielo, se appunto rovesciamo la prospettiva».

Ogni opera è composta in modo tale da creare una realtà inafferrabile e misteriosa, che tuttavia è già presente e delineata, ma richiede una focalizzazione, un’attenzione che vada oltre il «guardare» e tenda al «vedere», anzi, quasi al «contemplare». Le realizzazioni artistiche esposte si propongono come luogo di profondità infinita e di intimità, che immerge l’osservatore in attimi di sospensione dove storia, visione e apparizione superano la soglia del reale e si aprono a dimensioni inattese.


Marco Monari

Direttore Ufficio Diocesano Beni Culturali


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