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CATTEDRALE DI SAN PIETRO

SOVANA

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Piazza Duomo

Informazioni: tel. +39 0564 616532 - Cooperativa La Fortezza

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STORIA

La storia di Sovana cristiana e delle sue chiese inizia con l’evangelizzazione di San Mamiliano ed è databile con una certa sicurezza nel secolo V-VI (alcune fonti anticipano ancora al IV), sebbene la serie dei vescovi conosciuti risalga al secolo VII, ricordando Maurizio vescovo di Sovana al Concilio Lateranense del 680. Importante è la Lettera di San Gregorio Magno su Sovana (Registrum epistularum: MGH, Epistolae, 1-2), riguardante le trattative dei sovanesi con Ariulfo. Devastata dai Goti e conquistata dai Longobardi (quando divenne centro politico e amministrativo di un vasto territorio), fece parte della Tuscia e del patrimonio di San Pietro. Succeduta a Roselle come sede principale dei conti Aldobrandeschi, feudatari imperiali e papali della Marittima, ebbe con Ildebrando IV – intorno al Mille – moltissimi castelli. Tra il 1020 e il 1030 Sovana dette i natali a Ildebrando, futuro papa Gregorio VII. Scrisse gloriose pagine di storia con Guglielmo e Omberto, ricordati da Dante, e con Ildebrandino il Rosso, protagonista di eroiche gesta nelle battaglie di Montaperti, Benevento e Tagliacozzo. Nel 1240-1241 la città sostenne l’assedio delle truppe imperiali di Federico II. Nel secolo XIV la contea passa agli Orsini e nel secolo XV passò alla Repubblica di Siena. Nel 1558 subentrano i Medici.

La sede vescovile passa a Pitigliano nel 1777, quando ormai la città – decimata da malaria e invasioni – viene ridotta ad una piccola borgata e nel 1783 entra a far parte del Comune di Sorano.

L’antica cattedrale di San Pietro risale al periodo che va dall’XI al XIV secolo. Sostituì la più antica chiesa della quale oggi si conservano gli elementi ricomposti nel portale, attribuibili all’influenza dei maestri comacini di Tuscania fin dall’anno 739 (cf C.A. Nicolosi, La montagna maremmana, Bergamo 1911, p. 162; E. Baldini, Sovana, Firenze 1956, pp. 91-92).

All’XI secolo possiamo far risalire con certezza la cripta, l’abside e la cupola; al secolo XII i pilastri e i capitelli; ai secoli XIII e XIV le mura laterali rinforzate da contrafforti, la copertura a volte in sostituzione di quella a capriate e l’addossamento dell’episcopio sulla facciata, per cui fu aperto l’ingresso principale sul lato nord della chiesa.

La Bolla di Nicola II del 27 aprile 1061 costituisce il primo documento scritto della Cattedrale di San Pietro. La chiesa madre della Diocesi ha al suo servizio il vescovo Anselmo e il proposto dei canonici Vitale. Altro documento storico importante è la Bolla di Clemente III del 5 aprile 1188, che invia a Ranieri, proposto della Canonica di San Pietro, dove vengono ricordate molte località, sei pievi, tredici chiese, cappelle e altri beni.

Altre importanti fonti sono costituite dai diversi Decimari (secoli XII-XIV) e le relazioni delle visite pastorali compiute dai vescovi dalla fine del Concilio di Trento.

Nella parte interna, oltre l’episcopio, è visibile il campanile a pianta ottagonale, poi elevato a forma quadrangolare. Accoglie tre campane, fuse rispettivamente nel 1333, nel 1516 e nel 1548, rispettivamente al tempo del conte Niccolò I Orsini, del vescovo Lattanzio Petrucci e del vescovo Carvajal Simoncelli della Repubblica Senese.

L’interno ricopre una superficie di circa mq 630, ripartito in tre navate da pilastri formati da colonne a fascio (più basse quelle che sorreggono gli archi e le volte delle navate laterali, mentre più elevate quelle che su cui si impostano le vele della navata principale), mostra un impianto semplice e nello stesso tempo grandioso e pressoché puro. I capitelli che sormontano le colonne sono di struttura, dimensione, foggia ed epoca diverse e vanno a conferire all’edificio grande pregio ed eleganza.

Importanti interventi di restauro e consolidamento sono stati effettuati nel 2017-2018.


Descrizione e opere d’arte principali


Esterno: Il prospetto posteriore è dominato dall'unica abside con un tiburio ottagonale impostato su una base quadrata. Sulla muratura in tufo risaltano gli inserti in marmo bianco. Di questo materiale sono costituite le sottili lesene che scandiscono il cilindro.

La monofora centrale ha una strombatura sottolineata da un elemento toroidale. Nella parte inferiore sono riutilizzate due mensole a protomi umane di gusto altomedievale.

L’abside è coronato da una fascia in leggero aggetto. Mensole marmoree ne delimitano la sporgenza; ovunque sono inseriti elementi scultorei altomedievali.

Alla base dell'abside si trova uno zoccolo nel quale si aprono le finestre della cripta.

Il fianco destro si caratterizza per i contrafforti eretti nel tempo per motivi statici. Alcune finestre ed un ricco portale, forse in origine posto in facciata, ne costituiscono le aperture. Molto interessanti sono le finestre per l'ampio archivolto bicromo e per le colonnine marmoree laterali.

Il Portale in travertino intarsiato, composto da formelle e parti recuperate dalla precedente chiesa cattedrale, forse del secolo VIII. Si ritrovano figure di combattenti, figure geometriche di fattura celtica, forme fillomorfe e zoomorfe, animali mitologici e colonne tortili. L’abside è abbellito dall’inserimento di elementi marmorei procedenti, quali formelle e colonne; è presente una monofora affiancata da due colonne marmoree. Interessanti sono le due protomi leonine in pietra lavica che costituiscono le mensole su cui ricade l'archivolto.

La facciata originaria è stata nascosta da edifici di abitazione costruiti nel corso del XIV secolo.

Interno: è a tre navate su pilastri polistili, transetto non eccedente e singola abside orientale. La copertura, originariamente lignea, è stata sostituita da volte costolonate nel XIII secolo.

Gli archi longitudinali a doppia ghiera presentano un profilo ogivale che viene ripreso dai coevi archi della copertura delle navatelle e dai più tardi archi delle volte della navata centrale. Elemento distintivo è il paramento bicromo dei pilastri.

La maggioranza dei capitelli ha una semplice decorazione stilizzata a motivi animali (teste bovine) e vegetali. In rari casi il decoro vegetale viene sviluppato in maniera estesa generando risultati vicini ai capitelli corinzi classici. Delle aquile sono il soggetto di uno dei capitelli della navatella destra. Il capitello del secondo pilastro di sinistra è l'unico istoriato con scene dell'Antico Testamento in altorilievo, raffiguranti – tra l’atro – la cacciata dal paradiso terrestre e Abramo con Sara e Agar.

L'abside è preceduta da una campata coperta da una cupola sferoidale; i corti bracci del transetto sono coperti a botte. Al di sotto del presbiterio si trova la cripta che ne riprende la pianta. Sei tozze colonne ne sorreggono le volte.

Di fronte all'abside si apre una nicchia sormontata dalla fenestrella confessionis.

 

Il fonte battesimale di forma ottagonale risale al 1434. Negli anni '80 del Novecento fu posizionato subito prima del presbiterio. Nel 2019 è stato traslato nuovamente addossato alla parete di fondo della cattedrale, rispettando l'originaria collocazione che dava inizio ad un percorso battesimale, segnato anche da alcuni capitelli.

 

Nella navata di destra è posizionata l’urna di San Mamiliano e un dipinto di Andrea Del Sarto raffigurante Maria con il Bambino, San Benedetto e San Giovanni Gualberto. A sinistra è posizionata l’acquasantiera di epoca rinascimentale. Nella zona presbiterale sono visibili resti di affreschi e le tele del Martirio di San Pietro e della conversione di San Paolo di probabile scuola caravaggesca.

Era collocato nel presbiterio l’imponente ciborio a tempietto, di fattura longobarda in marmo del secolo IX-X, trasportato in epoca remota nella chiesa parrocchiale di Santa Maria. Si tratta di un ciborio su quattro colonne e coperto da un tetto a piramide. Gli archi laterali sono ricoperti con rilievi di carattere lombardo raffiguranti pavoni, rotae ed intrecci di nastri. Molto belli i capitelli di tipo corinzio stilizzato; al posto dei fiori d'abaco prendono posto delle piccole croci.

 

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