PITIGLIANO

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Niccolò III Orsini

Il Conte Niccolò III Orsini, uno dei più importanti e decisivi condottieri del secolo XV, nacque a Pitigliano nel 1442, figlio del conte Aldobrandino e Bartolomea. Discendente diretto di Romano Orsini che aveva acquisito la signoria di Pitigliano nel 1293 sposando Anastasia di Montfort, erede degli Aldobrandeschi signori della contea. Niccolò si sposò due volte. La prima con Elena dei Conti di Montelanico nel 1465 circa ed ebbe 7 figli, tra cui Aldobrandino che sarà vescovo di Nicosia a Cipro. In seconde nozze sposò Guglielmina, dalla quale ebbe 4 figli.

Iniziò la sua carriera al servizio del condottiero di ventura Jacopo Piccinino. Quindi ebbe modo di offrire i suoi servigi allo Stato Pontificio nel 1458, poi al Regno di Napoli nel 1463, e a Firenze nel 1473, con il grado di Maresciallo di Campo della Repubblica contro Ferdinando I, che aveva appoggiato la Congiura dei Pazzi. Partecipò anche alla guerra di Ferrara del 1482. Nel 1485 tornò a servire Firenze, elevato al grado di Capitano Generale della Repubblica, il più alto grado militare della città.

Fu assoldato per la terza e ultima volta dal pontefice nel 1489 come capitano generale dell’esercito pontificio, dove nel 1494 venne fatto prigioniero da Carlo VIII nei pressi di Nola. L’anno successivo Niccolò riuscì a liberarsi e a raggiungere il campo della Lega santa antifrancese durante la battaglia di Fornovo:

«Ma le fermò molto più la giunta del conte di Pitigliano, il quale, in tanta confusione dell’una parte e dell’altra, presa l’occasione se ne fuggí nel campo italiano, dove confortando, ed efficacemente affermando che in maggiore disordine e spavento si trovavano gl’inimici, confermò e assicurò assai gli animi loro» (Francesco Guicciardini, Storia d’Italia, libro 2, cap. 9).

Subito dopo, nel 1495, iniziò a servire la repubblica di Venezia divenendo nel 1498 capitano generale delle forze della Serenissima, distinguendosi nella conquista di Cremona. In seguito restò sempre al servizio dei veneziani, che vennero in aiuto a Niccolò quando Cesare Borgia, figlio del Papa Alessandro VI, tentò di espandere il dominio anche sulla contea di Pitigliano.

Quando il 15 aprile 1509 il re francese Luigi XII lasciò Milano  e invase il territorio veneziano dando inizio alla Guerra della Lega di Cambrai, la Serenissima affidò il comando dell’esercito con il compito di contrastarlo a Niccolò di Pitigliano e a suo cugino Bartolomeo d’Alviano.

Il sodalizio tra i cugini non portarono ai risultati sperati da Venezia contro i francesi appoggiati dagli spagnoli, subendo pesanti sconfitte e permettendo a Luigi XII di appropriarsi di territori e città. Nel frattempo Papa Giulio II emise un interdetto contro Venezia con scomunica a tutti i cittadini e invase la Romagna. 

A metà novembre 1509 Niccolò III  riprese l’offensiva e le truppe veneziane sconfissero facilmente le forze imperiali. Anche se un successivo attacco a Verona fallì, il conte di Pitigliano riuscì a sopraffare un esercito papale al comando di Francesco II Gonzaga.

La sconfitta della flotta veneziana nella battaglia di Polesella e l’inizio di una nuova offensiva francese costrinsero l’Orsini a ritirarsi ancora una volta a Padova.

Nel 1510 stanco e malato, nonché avanti negli anni, Niccolò III di Pitigliano morì a Lonigo (Vicenza). Fu sepolto a Venezia nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, la più grande della città e luogo sacro di sepoltura dei dogi. Successivamente il corpo fu portato a Brescia. Imponenti i monumenti funebri dedicati a Niccolò a Venezia, Brescia e Fiano Romano.

Come tributo da parte della famiglia Carafa (uno dei generi, Sigismondo Carafa sposò Francesca figlia primogenita di Niccolò) fa inserire Niccolò III nel ciclo di affreschi di Filippino Lippi (1488-1493) nella omonima cappella in Santa Maria sopra Minerva a Roma. Qui il conte pitiglianese dipinto a capo dell’esercito papale, accompagna tre eretici verso San Tommaso d’Acquino per la sentenza: Eutiche, Sabellio e Ario.

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